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Musiche e Parola (Sanremo 2009)
+ Domenico Sigalini
Perchè un giovane può avere interesse a Dio? Mi immagino i giovani, voi giovani, come gente che sa farsi domande vere, anche se non lo date tanto a vedere, entro il caos di ogni giorno o i momenti di solitudine o di noia, oppure negli slanci puliti del cuore che incontra gioie e spesso anche bastonate e delusioni.
• Essere giovani è sentire che nel pieno dello star bene ti assale un voglia di oltre, di completezza, di pienezza che non riesci a sperimentare. Hai un cuore che si allarga sempre più, le esperienze fatte non sono capaci di colmarlo.
• Essere giovani è sentirsi dentro un desiderio di altro cui non riesci a dare un volto, anche il ragazzo più bello che sognavi, ti comincia a deludere e la ragazza del cuore ti accorgi che ti sta usando.
• Essere giovani è alzarti un giorno e domandarti, ma dove sto andando, che faccio della mia vita, chi mi può riempire il cuore? Posso realizzare questi quattro sogni che ho dentro, c’è qualcuno che lassù mi ama? Che futuro ho davanti?
• Essere giovani è capire che divertirmi oggi per raccontare domani agli amici non mi basta più. E’ avere una sete che non ti passa con la birra; aver rotto tutti i tabù di ogni tipo spinello, coca, ragazzo, ma sentire ancora un vuoto.
Dove trovare risposte?
La possibili soluzioni sono:
• Sono tutte paranoie, lascia perdere, della serie: importante è avere sempre qualcosa sotto i denti, qualcosa sopra la testa di notte e qualcuno che ti scalda nel letto…. ma il buco non si chiude.
• Oppure: Ti do io le risposte: abbiamo fatto mille ricerche, abbiamo schedato di tutto, possiamo prevedere e conoscere tutto quello che vogliamo. La scienza, l’antropologia, le congetture e le teorie chiudono ogni cerchio che vuoi aprire. E invece i cerchi non si chiudono, se si chiudono non hanno dentro la felicità e si apre l’infinito e non sai nemmeno come evitarlo.
• Interroghiamo la storia degli uomini; qualcuno come me ha avuto questa domande e ha cercato risposte?
Ne deriva tutto il confronto con le civiltà, che si può fare o con senso di sufficienza: erano tutti molto ignoranti perché non avevano la nostra tecnologia, i nostri approfondimenti, soprattutto mancava loro il cellulare, il palmare, gli ipod … o con umiltà alla ricerca della verità. Interroghiamo le vite degli uomini di oggi che hanno visioni di mondo diverse… la maggioranza si fa domande su Dio. I giovani credono che ci sia all’80 %, uno su cinque lo prega pure, gli altri lo evitano, ma non stanno del tutto bene. C’è la storia di un popolo che viene da lontano e che ha lasciato scritto la sua esperienza con questa sorgente di senso, che ha pretese di verità, di assolutezza, che ha sempre pensato che c’è un creatore, di cui non ha mai osato pronunciare il nome. Noi lo chiamiamo Dio, ma l’intelligenza non ci aiuta molto a descriverlo, a dargli un volto. Chi è? Che fa? Come c’entra con le mie domande?chi sono io per Lui? come è nato il mondo? Per rispondere occorrerebbe non solo l’intelligenza, ma anche il sogno. I giovani sono sognatori e possono usare un libro, detto Bibbia in cui vedi che Dio forse è sognatore pure lui.
Dio è un sognatore?
E’ dalla parte di quella libertà, di quella leggerezza dell’essere, di quella assenza di passato presente e futuro che ti dà il sogno? è tutto in un istante, libero, proteso, aperto, senza gravità? E’ senza barriere, senza logica stringente, senza paura, è virtuale, prima che essere reale, nel modo di essere e di pensare? Chi è l’oggetto dei suoi sogni? Per chi sta a sognare notti e giorni? Quando ha creato cielo e terra stava sognando? Sì! e la visione dei suoi sogni che ogni giorno si facevano realtà gli strappava grida di gioia, fino alla realizzazione dell’ultimo sogno: l’uomo. L’ha fatto per specchiarsi, per incapacità di contenere l’amore. Ma ha continuato a sognare anche dopo aver fatto l’uomo. Il sesto sogno l’ha fatto in stereo con l’uomo. Adamo era assopito, stava sognando: belle le piante, bello il mare, belle le stelle, bello il sole, bella la luna, belle le montagne, ma sognava una bellezza diversa, un fascino, un ascolto, un cuore, un calore. E Dio che lo inseguiva nei suoi sogni ha continuato a creare, ha rifatto l’uomo regalandogli la donna e si è messo a riposare. Da allora Dio ha passato i suoi sogni all’uomo e alla donna. Ha detto loro: sognate alla grande, i vostri sogni devono diventare vita. Vi ho scritto dentro tutto quello che permette ai vostri sogni di realizzarsi. E da allora se noi vogliamo capire i sogni di Dio, dobbiamo imparare a capire i sogni dell’uomo. I sogni di Dio lasciano traccia nei nostri sogni. Il sogno più grande di Dio è stato Gesù, la sua Parola viva, vera, autentica, bella, la sua comunicazione profonda.
Ma voi giovani i vostri sogni li volete cantare, volete comunicarli in musica. La Parola che Dio vi ha detto e vi ha dato la volete dire in musica.
Che cosa è la musica?
La musica è parte integrante, cioè necessaria e determinante, della esistenza umana. Il nostro corpo è sonoro, ritmico, dinamico: respiro, battito di cuore, voce, sfumature del timbro della voce, fischiare, cantare, modo di camminare, reazioni ai suoni … Non è mai esistita cultura senza musica. E’ la prima comunicazione umana con sé, con gli altri, con il mistero. Il suono arriva a noi attraverso vibrazioni concrete di parte del nostro corpo. Puoi usare tutti gli strumenti magnetici che vuoi, tutte le trasformazioni digitali, cibernetiche o elettromagnetiche che l’uomo inventa: alla fine occorre far vibrare l’aria che a sua volta fa vibrare una parte fisica del nostro corpo. Qualche suono fa vibrare direttamente lo stomaco o le ossa. E’ diverso sentire un rumore, essere fatti vibrare in maniera disordinata o essere fatti vibrare con moti armonici, regolari, melodici. E’ come se ci si toccasse il corpo con schiaffi o con carezze. La musica è una carezza al corpo prima ancora che all’anima. Nello stesso tempo l’habitat in cui viviamo è fatto di suoni, di brezze, di fruscii, di sciabordare delle onde, di sibilo del vento, di scrosci, di tuoni, di canti di uccelli, di abbaiare e ululare di cani, di echi lontani, di grida… fino purtroppo ad arrivare a sciacquoni del bagno dell’inquilino di sopra, di rumore assordante di traffico, di spari, di schianti, di fragore di bombe…Anche queste possono essere carezze e schiaffi. Il veicolo che le accoglie è sempre il nostro corpo prima dell’anima. La musica è comunicazione di emozioni, per voi giovani è comunicazione in assoluto. Vi siete costruiti in questi anni un mondo parallelo a quello degli adulti. Il dato sorprendente è che in questo mondo parallelo i giovani hanno trovato nella musica l’habitat naturale e coinvolgente della propria condizione. E’ un gergo che il giovane usa per farsi capire, per lasciarsi interpretare, per reagire a quello che vede, sente, subisce. E ancor di più è uno spazio di libertà di espressione o di reazione, di sintesi o di analisi. Dà voce ai sogni e alle fantasie, ai sentimenti e alle emozioni. E’ un linguaggio in codice per tutti, soprattutto per gli adulti. “Dillo con un fiore”, per i giovani è: “dillo con un CD, con un i-pod. Siccome poi la comunicazione è un arte e non un semplice sfogo, la musica che la sostanzia assurge anche a vere opere d’arte, che si impongono come valore in se stesso, con capacità di interpretare l’esperienza umana e di connotarla di profondità, universalità. Sarà solo l’opera artistica che romperà qualsiasi ghettizzazione dei linguaggi giovanili. La musica ha la capacità di percepire, ordinare, chiarire, intensificare e interpretare gli avvenimenti riproponendoli in modo personale, coinvolgente, comunicativo, intrigante. L’artista è colui che racconta con la musica le sue emozioni ed è capace di farcele sentire nostre, di dar loro una universalità, una capacità di rappresentazione di tanti assieme. Quella musica è la sua storia, ma anche la mia e quella di molti con cui voglio incontrarmi, cercare, stringermi, toccare per sentirmi vivo e unito. Se la musica è tutto questo diventa spazio in cui si scrivono e si lasciano le orme della vita, le impronte sulla spiaggia del tempo. Con la musica si può scrivere la storia dell’uomo e la musica orienta la storia delle persone, dei giovani soprattutto. L’esperienza musicale nasce da esperienze di vita e fa nascere stili di vita, determina modi di pensare, di essere, di muoversi, di relazionarsi
L’interazione tra musica e vita nell’esperienza giovanile. La prima seria operazione da fare è di scandagliare a fondo tutti i significati che i giovani danno alla musica.
La musica:
• È linguaggio capace di far uscire dalla tentazione della solitudine, del rifiuto, della violenza
• traduce in linguaggio lirico le emozioni, i sentimenti, le decisioni, le contemplazioni del mistero della vita e della religiosità.
• esprime insoddisfazione, rabbia, confusione, ricerca
• veicola visioni della vita socialmente critiche e politicamente orientate
• esprime autonomia, marginalità, omologazione oppure anticonformismo, contestazione, alternativa
• trasforma gli elementi trasgressivi in forze di trasformazione, contro la vita impostata sulla maschera del perbenismo,
• offre espressività alle grandi passioni e ideali dei giovani, alla loro fede, alla loro voglia di mettersi a disposizione di una causa
• permette di non omologarsi al basso se è trattata come arte, che affina lo spirito
• permette di esprimere i valori in cui credono, i sogni della loro vita, le ribellioni contro le malvagità
• canta l’amore profondo, bello, affascinante di un uomo e una donna e di Dio e le sue creature
• canta la pace contro la guerra, la giustizia contro il sopruso, la purezza di cuore contro l’inganno
• crea unità tra corporeità, razionalità e spiritualità
• offre compagnia e solidarietà a chi è solo o a chi soffre
• t’aiuta a trovare identità
La creatività, l'amicizia in una band, l'arte acquisita possono essere messi a disposizione per cercare il bello, il buono, il vero. La musica è un canale di grande capacità comunicativa e performativa. Cioè mentre comunica, fa crescere e cambia. I contenuti a poco a poco smettono di essere una esercitazione e ti fanno pensare, penetrano, esplodono; caricano chi canta, suona, dirige di spiritualità. Ma soprattutto nella band si apre uno spazio fondamentale di espressione di quello che si vive, si pensa, si sogna. I giovani hanno bisogno di cantare le loro speranze e le loro delusioni, le aspettative e le sofferte cadute, la ricerca e la gioia dell'incontro. Con la musica diventano artisti della propria vita, cercatori di infinito e celebratori dell'incontro. Prima o poi l'affinamento dell'arte e delle abilità artistiche obbligano a cercare più in profondità, perché il vero, il buono, il bello hanno un nome solo e se lo si cerca con onestà lo si trova.
Tra queste a buon diritto ci sono le domande di senso, di religiosità e di spiritualità. L’atteggiamento più vero è quello di non strumentalizzare, di non usare la musica per mettergli sotto delle parole esterne, fossero anche le più sacre del vangelo, di pensare che tutta l’azione musicale sia un linguaggio muto rispetto alla fede e che possa solo essere veicolo di altro che non sta già dentro nello stesso fatto musicale. Abbiamo tutti conoscenza di canzoni d’amore in cui nasce prima l’esigenza di far soldi, poi si cerca la voce, magari in un bel corpo, poi si prende il ritmo più alla moda e infine le parole dell’ultimo gergo. Si sente lontano un chilometro che l’amore non sta di casa qui.
E’ così anche della fede, del rapporto con la Parola che è Dio, che è Gesù. Lo si sente nell’anima, nel corpo e proprio perché lo si sente lo si canta, lo si vive con una sinfonia, in un concerto. Aiutateci a rinnovare il nostro repertorio di canti popolari, giovanili, con opere d’arte, non con musiche che dicono niente e in cui si ripete solo il nome di Gesù, senza passione, forse per mestiere.
Questo Gesù, questa Parola che voglio cantare che voglio rendere presente con la mia musica, nella mia band è quel buon pastore che ci garantisce di starci accanto sempre, ci rincorre dove i nostri passi non avrebbero mai dovuto portarci, dove per una sbagliata concezione della nostra libertà siamo fuggiti, perché abbiamo pensato che appartenere a Lui volesse dire perdere noi stessi, sentirci costretti, posseduti. A un commerciante di agnelli da macello, a un mercenario, che ti possiede, non interessa dove sei finito, anzi ti rinfaccia solo con gusto sadico: hai visto quel che hai fatto? Arrangiati. Lui invece, il nostro pastore ogni sera fa la conta e si accorge che gliene manca una, o forse vede che se ne sono andate le novantanove. Si accorge di te, di me, di ogni sconosciuto e riparte a cercare. Si è dissolta una appartenenza, per Lui importante e non può che mettersi in ricerca.
È bello sentirsi cercati, è bello quando ti appare un sms che ti dice: dove sei? smettila di scappare! quando ti troverò, non avrò altro da fare che abbracciarti, coccolarti, ridarti casa. Le novantanove che stanno qui, stanno bene, si sono dimenticati di te, ma non io. Ti vengo a prendere. E dall’altra parte può esserci ancora una fuga, quasi il dispetto di essere stati trovati, la superbia di non ammettere solitudine e errore. E lui sempre a cercare fino a coinvolgerti nella festa della vita. Io quando lo canto sto su queste spalle, che mi sorreggono nel regno di Dio, questo è il mio futuro e da questa posizione voglio guardare e cantare alla vita.
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